19 settembre, Dall'Oasi dei Ghirardi verso Genova via Chiavari e Passo del Bocco con meta metaforica: Parigi!
Il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa
nel fodero ha una carta visa e quando uccide non chiede scusa
Andavo cantando questo minchia di motivetto di Daniele Silvestri mentre con la bicicletta partivo dall'Oasi WWF dei Ghirardi sotto la pioggia con le orecchie e la testa che risuonavano dei "Ma parti con la pioggia?" dei companeros rurales che abitano li e che mi hanno ospitato tra metà agosto e metà settembre. Avevo anche un peso notevole a livello emotivo di cui adesso non parlero' ma di cui ho accennato nel diario da Nizza. Si', perché questo pezzo di diario della partenza l'ho scritto la sera stessa a mano ma l'ho ricopiato per ultimo, cioé adesso, dopo quattro giorni dalla partenza e dopo aver scritto un pezzo di diario per ogni città dove ho trascorso almeno una notte, a parte quello che ho scritto da Nizza dove non ho trascorso una notte infatti é un diarietto veloce e breve rispetto agli altri.
Di quella partenza ricordo la pioggerelina che cadeva e io che avevo detto ai companeros prima di partire che se avesse rinforzato la pioggia sarei tornato, certo, sono cose che si dicono per... come dire...pro forma, certo, se si fosse messo a piovere d'la madona, come dicono i miei amici di sSan Feliciano trasimeno, Andrea, Nicola e gli altri, magari si' che sarei tornato indietro, ma intanto all'inizio gli alberi del sentiero scosceso mi proteggevano dalla pluie, il cappuccio del kway non l'ho messo quasi per niente, cosi' respiravo meglio l'aria del bosco e cose del genere. Dopo i primi passi con la bicicletta in mano che la srada era troppo scoscesa e avrei rischiato di cadere come mi era capitato tempo prima e soprattutto avrei rischiato di rompere un raggio della ruota posteriore, com'era capitato tempo prima, ecco dopo i primipassi con la bicicletta in mano, mi sono messo a pedalare, ma la fanghiglia si é accumulata nei freni e ha neutralizzato quasi del tutto il freno anteriore
Il mio nemico non ha divisa,
ama le armi ma non le usa
nel fodero ha una carta Visa
e quando uccide non chiese scusa
(comunque ho scoperto qui in Francia che la carta poste pay che ho utilizzato per prelevare i soldi fa parte del gruppo di carte Visa!)
Allora mi sono messo a chiedere, non appena arrivato a Bedonia, dopo aver attraversato tutta l'Oasi e il pezzo di strada asfaltata provinciale o Statale che rimane prima di arrivare a Bedonia, mi ero messo a chiedere ai carrozzieri e meccanici (uno, anche perchè un altro era chiuso che già era l'una) se mi aiutavano a riparare il freno, ma quello mi aveva detto che mi poteva prestare una chiave ma non il suo tempo. Avevo continuato mezzo sconsolato e, finalmente, tra Bedonia e Santa Maria taro era successo il miracolo di cui ho raccontato nel diario da marsiglia.
Comunque adesso ricopio paro paro quello che ho scritto a mano la sera del 19 settembre appena arrivato a Genova
Due cose, una bella e una brutta di oggi?
Una bella: non so da dove iniziare. Una brutta: idem.
In verità sto raccogliendo e custodendo dentro di me le suggestioni, dalla partenza piovosa di sta mattina alla telefonata a mia madre che ha preso per regalo di compleanno i ritratti che le ho spedito per il regalo di nozze di mio cugino A. (in verità avevo pensato che due o tre ritratti dei sei spediti, li potevo regalare a mia madre, e uno anche a mia zia, sua sorella, ma non ricordavo che il 18 settembre era il compleanno di mia madre, o meglio, forse incosciamente si'); dal bar lungo la strada tra Bedonia e Santa maria Taro dove non vendevano bottigliette d'acqua di plastica (proprio a me doveva capitare l'unico bar noglobal del mondo!) ai tipi in tuta da operaimeccanici lungo la strada boscosa che mi hanno riparato il freno anteriore della bici; dal filo del freno posteriore che mi sembrava rotto e invece era soltanto "fuoriuscito"fino all'arrivo a Genova, prematuro! Se era aperto il biciclettaio di Chiavari che ho trovato chiuso sarei rimasto a Chiavari? Nel senso che lo spirito iniziale e ideale e integralista di questo viaggio poteva essere quello di viaggiare solo in bicicletta e quindi fermarmi nel paese dove arrivo in serata e dormire li', in questo senso Genova era prematura, pensavo di arrivarci l'indomani. Invece un po' la pioggia agli irti colli (nel pomeriggio, dopo le quattro non pioveva più e anzi era spuntato il sole) un po' la telefonata ad A. di Genova mi hanno fatto accelerare, anche perché A. mi ha detto che c'era un'iniziativa ial Grimaldello e ci potevamo vedere li', allora ho preso il treno per Genova rompendo a sacralità della bicicletta, sacralità quasi dogmatica e quindi potenzialmente integralista.
sabato 25 ottobre 2008
domenica 21 settembre 2008
coalizionecontrolamorte
"Egli soffre per motivi la cui vacuità é tale da spaventare lo spirito, e si consacra a valori la cui ridicolaggine salta agli occhi (...)
dal momento che non é facile approvare le ragioni invocate dagli esseri umani, ogni volta che ci si separa da uno di loro la domanda che viene alla mente é invariabilmente la stessa: come mai non si decide a uccidersi?"
da E. Cioran, Sommario di decomposizione
dal momento che non é facile approvare le ragioni invocate dagli esseri umani, ogni volta che ci si separa da uno di loro la domanda che viene alla mente é invariabilmente la stessa: come mai non si decide a uccidersi?"
da E. Cioran, Sommario di decomposizione
sulle derive assolutistiche
Ogni assoluto - personale o astratto - è un modo di eludere i problemi, ma anche la loro radice, la quale non é altro che panico dei sensi
da E. Cioran, Sommario di decomposizione, p. 21
da E. Cioran, Sommario di decomposizione, p. 21
dalsommariodidecomposizionedicioransullapoesia
La definizione é la menzogna dello spirito astratto, la formula ispirata la menzogna dello spirito militante: c'é sempre unq definizione qll'origine di un tempio, una formula vi raduna ineluttabilmente dei fedeli. E' il modo in cui cominciano tutti gli insegnamenti. Come non orientarsi allora verso la poesia? Essa ha - al pari della vita - la scusante di non dimostrare nulla
in E.Cioran, Sommario di decomposizione
in E.Cioran, Sommario di decomposizione
dalsommariodidecomposizionedicioran
Soltanto il poeta si assume la responsabilità dell'"io", soltanto lui parla a nome di se stesso, soltanto lui ha diritto di farlo
La poesia si imbastardisce quando diviene permeabile alla profezia o alla dottrina: la "missione" soffoca il canto, l'idea intralcia il volo. Il plurale implicito del "si'" e quello esplicito del "noi" costituiscono il confortevole rifugio dell'esistenza falsa
Il trionfo della non autenticità si attua nell'attività filosofica, questo compiacimento nel "si'", enell'attività profetica(religiosa, morale o politica), queste apoteosi del "noi"
(in E. Cioran, Sommario di decomposizione, pag. 30-31)
La poesia si imbastardisce quando diviene permeabile alla profezia o alla dottrina: la "missione" soffoca il canto, l'idea intralcia il volo. Il plurale implicito del "si'" e quello esplicito del "noi" costituiscono il confortevole rifugio dell'esistenza falsa
Il trionfo della non autenticità si attua nell'attività filosofica, questo compiacimento nel "si'", enell'attività profetica(religiosa, morale o politica), queste apoteosi del "noi"
(in E. Cioran, Sommario di decomposizione, pag. 30-31)
marsigliabainait
sta sera silenzio
nella biosfera
sta sera silenzio a marsiglia
che chi vuoe se la piglia
il vuoto o il senso del vuoto pesa
é un vuoto o un senso di vuoto abnorme
domenicla appunto
che ti prende allo stomaco
e lo porta via
anzi lo porta giù
dritto all'inferno!
Pero', tutto sommato, se non fosse perché é domenica, starei bene. vabé la domenica ci vuole cosi' uno si riposa, pero' qualche minchione mi potrebbe scrivere una letterina in questa domenicq tristissima con la sindrome da emigrato a portata di mano e di sangie a pri,a o poi scoppio di sangue dalla testa e dal cuor e addio amor, che cos'é l'amor, anreone
nella biosfera
sta sera silenzio a marsiglia
che chi vuoe se la piglia
il vuoto o il senso del vuoto pesa
é un vuoto o un senso di vuoto abnorme
domenicla appunto
che ti prende allo stomaco
e lo porta via
anzi lo porta giù
dritto all'inferno!
Pero', tutto sommato, se non fosse perché é domenica, starei bene. vabé la domenica ci vuole cosi' uno si riposa, pero' qualche minchione mi potrebbe scrivere una letterina in questa domenicq tristissima con la sindrome da emigrato a portata di mano e di sangie a pri,a o poi scoppio di sangue dalla testa e dal cuor e addio amor, che cos'é l'amor, anreone
sabato 6 settembre 2008
comelavorofaccioritieroticointimi
Che lavoro faccio? Sostanzialmente questo: chiedo alla gente se vuole fare all’amore con me! Loro rispondono straniti, non gli sembra vero. Anch’io ci resto stranito se mi dicono di sì e poi mi pagano. L’ho imparato da un ragazzo che lo faceva e io non ci potevo credere che gli andasse bene, cioè che dicessero di sì e che poi lo pagassero anche. Allora ci provai anch’io e, piano piano, ho imparato. Comunque faccio tutto io, loro devono solo stare fermi, “bastano pochi minuti”, dico io. Eh sì, questo devo ammetterlo: sono veloce, e qui sta il mio segreto. Sì, loro sono più contenti perché, dicono, “abbiamo poco tempo”. Prima, all’inizio, ci mettevo più tempo, poi ho imparato a velocizzare e adesso gira meglio. All’inizio andavo nei posti e nei giorni dove c’era la gente giusta: li chiamano Festival. Ci sono in certe città, ogni anno, di solito d’estate ma anche in primavera e autunno (a volte la gente come me, in certi festival, è vestita in costume medievale: infatti anch’io ho comprato un piccolo costumino e la cosa mi piace perché è un po’ magica e un po’ romantica)
Qualcosa lo organizzano anche a ridosso del Natale; quindi, chi vuole, ci può campare con questa attività. Anche se devo dire che c’è una certa mafia, perché ci sono quelli come me, per esempio, cioè i cani sciolti, che non guardano al lucro, cioè ai finanziamenti previsti dall’Unione Europea, quindi non riescono a camparci tanto serenamente: altri invece che hanno gli agganci giusti, stanno dietro agli assessori ecc. e trovano le scorciatoie ecc. Ma io mi sent’bene così: duro e puro! Anzi, più puro che duro, che se fossi più duro cercherei anch’io i finanziamenti, o no?
Una volta una ragazza mi disse che si imbarazzava a guardarmi negli occhi. Infatti l’unica cosa che chiedo è questa: guardarmi negli occhi almeno per i primi minuti. Io le dissi, a questa ragazza, che “guardarsi negli occhi è come fare l’amore”, e lei rispose: “No, di più”.
Mi danno cinque o dieci euro ogni volta. Dieci euro per due o tre persone, anche se è capitato, ma si possono contare sulle dita di una mano, che mi abbiano dato venti euro: una volta a Bologna, due ragazzi albanesi di quelli di lunga permanenza; e una volta a Firenze, una giovane donna. E anche un’altra o altre due volte ma non ricordo bene dove e chi.
Dico “due o tre persone” perché mi sono specializzato anche per i gruppi. Lo faccio spesso alle coppie, ai trii, ai quartetti, e a volte anche a gruppi di cinque o sei persone. Anche ai bambini, benché qualcuno dice che ai bambini sarebbe meglio di no, è più delicato, difficile e cose del genere. Guadagno poco ma non ci pago le tasse. Do il frutto del mio lavoro sotto forma di carta macchiata. In quelle macchie ci sono però tracce che ricordano e ripropongono linee del volto e in parte del corpo di chi partecipa con me a questo rito eroticointimo.
Qualcosa lo organizzano anche a ridosso del Natale; quindi, chi vuole, ci può campare con questa attività. Anche se devo dire che c’è una certa mafia, perché ci sono quelli come me, per esempio, cioè i cani sciolti, che non guardano al lucro, cioè ai finanziamenti previsti dall’Unione Europea, quindi non riescono a camparci tanto serenamente: altri invece che hanno gli agganci giusti, stanno dietro agli assessori ecc. e trovano le scorciatoie ecc. Ma io mi sent’bene così: duro e puro! Anzi, più puro che duro, che se fossi più duro cercherei anch’io i finanziamenti, o no?
Una volta una ragazza mi disse che si imbarazzava a guardarmi negli occhi. Infatti l’unica cosa che chiedo è questa: guardarmi negli occhi almeno per i primi minuti. Io le dissi, a questa ragazza, che “guardarsi negli occhi è come fare l’amore”, e lei rispose: “No, di più”.
Mi danno cinque o dieci euro ogni volta. Dieci euro per due o tre persone, anche se è capitato, ma si possono contare sulle dita di una mano, che mi abbiano dato venti euro: una volta a Bologna, due ragazzi albanesi di quelli di lunga permanenza; e una volta a Firenze, una giovane donna. E anche un’altra o altre due volte ma non ricordo bene dove e chi.
Dico “due o tre persone” perché mi sono specializzato anche per i gruppi. Lo faccio spesso alle coppie, ai trii, ai quartetti, e a volte anche a gruppi di cinque o sei persone. Anche ai bambini, benché qualcuno dice che ai bambini sarebbe meglio di no, è più delicato, difficile e cose del genere. Guadagno poco ma non ci pago le tasse. Do il frutto del mio lavoro sotto forma di carta macchiata. In quelle macchie ci sono però tracce che ricordano e ripropongono linee del volto e in parte del corpo di chi partecipa con me a questo rito eroticointimo.
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