Gli anarchici non esistono più, ammesso che siano mai esistiti, perché l’anarchia è una tensione, mai o quasi mai (forse non lo deve essere?) una realtà
Io non sono un anarchico insurrezionalista o forse di più
Dalla neve agli anarchici…l’arte di criminalizzare il nulla, o meglio, l’arte di criminalizzare la poesia o qualcosa del genere
Ecco, ci siamo arrivati, o ci stiamo arrivando…stiamo arrivando a un livello che Chiara De Luca, nel suo romanzetto dal sottotitolo La sindrome di Babbo Natale…(il titolo non me lo ricordo) scriveva, e cioè che i telegiornali dicono che la colpa del buco dell’ozono è degli anarcoinsurrezionalisti…Chiariamoci, io non sono un anarchico, o forse sono più anarchico degli anarchici, ma non importa questo, era per dire che…ognuno di noi è persona, prima di tutto, e le etichette, autogestite o affibiate da altri..sono sempre castranti e vilipendiose della dignità personale e umana, e soprattutto dell’individuo….Devo dire una cosa ancora, forse dura o provocatoria, di tutti gli anarcoinsurrezionalisti che ho conosciuto, nessuno mi sembra pericoloso come viene dipinto dai titoli e dagli articoli di certi giornali e telegiornali, anzi, dirò di più, mi sembrano poco efficaci nel comunicare, nell’organizzare le proprie azioni, a volte mentalmente rigidi più di certi persone religiose…e non sto dicendo nulla di nuovo, nel libro Le ideologie del Novecento, di un tipo di Palermo che non mi ricordo il nome, dieci anni fa, avevo letto che l’Anarchia era citata come una delle sei ideologie del Novecento, io allora non conoscevo né l’Anarchia né gli anarchici, e mi sembrò strano che l’Anarchia fosse classificata come ideologia, ma come? Mi dicevo, ma anarchico vuol dire essere libero, non può diventare un’ideologia, poi, mio malgrado, ho scoperto che tutto è ideologia, anche se dici di essere scettico o nichilista e te ne fai una barriera, anche se dici di essere individualista….come scrive Cioran, anche lo scetticismo può diventare una maschera, anches e dici non credo a niente…Cioran scrive anche che i catari, perseguitati dalla Chiesa cattolica, non ci devono far pensare che fossero angeli, agnelli, i catari, magari erano più rigidi e intolleranti dei cattolici, con questo non vuol dire che dobbiamo giustificare i crimini contro le minoranze, ma “dobbiamo alle vittime della storia una pietà senza illusioni” Allora, che vuol dire tutto ciò? Vuol dire che la nostra dignità sta nell’elaborazione, e io, scusate se sembro duro o crudele, ma in molti anarchici che ho conosciuto, perseguitati dalle magistrature, dai giornali, dai partiti - perché gli anarchici non hanno padroni o almeno non hanno chi gli para il culo, e quindi più vulnerabili e attaccabili, ma non per questo sempre e comunque da difendere, perché tante volte sbagliano, nella comunicazione, sbagliano in tante cose e spesso di danno le zappate sui piedi, e allora che vuol dire? Che meritano la repressione che subiscono? Assolutamente no, ma può essere ancora più grave guardarli come sempre innocenti o comunque sempre come martiri che meritano sempre comprensione acritica, e questo lo dico per dire che ora, dopo qualche anno che li frequento, mi sento molto più maturo e più onesto e più in grado di stare vicino a chi subisce repressione, di ogni ordine e grado, soprattutto se è indifeso e politicamente vulnerabile come gli anarchici…
Ma andiamo ai fatti…
Dalla neve di natale alla carnevalata degli attacchi agli anarchici del dopo carnevale…Vabene, intanto leggiamo il contesto…la lotta contro il TAV in Val di Susa, le elezioni regionali alle porte, la campagna per sfrattare Radio Blak out a Torino…Lo sgombero degli spazi occupati di Torino, ultima in ordine La boccia, fine gennaio o primi febbraio 2010…
A dicembre c’è la criminalizzazione della neve, Trenitalia ed RFI, oltre a essere complici delle devastazioni ad Alta Velocità come la TAV in Val di Susa…e le Frecce Rosse e le Fecce del Sud e del Nord (treni di lunga e corta percorrenza), ecco che…si accaniscono contro la neve per giustificare ritardi di tre quattro e cinque ore (21 e 22 dicembre 2009), e per pararsi il culo dicono che non rimborseranno niente perché i ritardi sono dovuti alla sicurezza, molti di noi, i più attenti, sanno che tecnicamente la cosa non si spiega, perché gli scambi sono riscaldati, può capitare che qualche scambio di binario sballa, ma non da giustificare tre o quattro o re con punte di cinque ore di ritardo per centinaia di treni! L’AD Moretti dice che anche negli altri paesi europei c’è il blocco dei treni, anzi noi stiamo andando avanti, ma se qualcuno si informa saprà che a parte il Belgio, in Francia, Germania, Svizzera e altri paesi europei, i treni circolavano…Questo, per criminalizzare la neve…
Adesso passiamo agli anarchici, finisce carnevale, e inizia il carnevale del PM Caselli, quello che lottava contro la mafia, un ex procuratore antimafia di Palermo, e qui viene da pensare a Sciascia che avvertiva, a metà anni ’80, che l’antimafia era essa stessa una mafia, l’Antimafia istituzionale si intende, quella fatta di partiti e di giudici come Caselli, a giudicare da quello che negli ultimi venti anni ha fatto contro soggetti poco efficienti e poco pericolosi come gli anarchici, sbattendone in carcere e in prima pagina (come mostri, ovviamente), alcune decine…
Dov’è l’insurrezione?
Perdonatemi ancora, ma l’insurrezione di cui tanto si accusano gli anarcoinsurrezionalisti, io non la vedo, né io né altri che sono vicini agli anarchici sensa definirsi anarchici, dove sono le barricate? A Milano, durante le cinque giornate, nel periodo dei fasci siciliani, allora sì, 150 anni fa, c’erano le insurrezioni…ma ora…sparare petardi è un segno di insurrezione armata? E’ questa una delle accuse contro gli anarchici di Torino, di compiere azioni di appoggio alle rivolte nei CIE, e così facendo “ostacolano il normale funzionamento delle strutture dei Centri”, ma se sfondassero i muri, se sparassero contro le guardie dei CIE, come si faceva una volta, allora sarebbe insurrezione armata, ma….oggi non è più tempo, perché non ci tranquillizziamo?, cento anni fa, cinquant’anni fa, quando ancora c’erano le donne nelle piazze, che toglievano le armi ai carabinieri e se li portavano sulle spalle, ma le donne sono state internate nelle case, hanno il diritto di voto ma hanno l’obbligo di lavorare due volte, di drogarsi di Lysoform e di Liolà, di Vim Clorex, di minchi e di mazzi casalinghi e casalonghi, di ammalarsi di rupofobia, mia nonna stava nelle stalle e non si ammalava mai, le nipoti di mia nonna hanno paura della polvere, tecnicamente, rupofobia! Michela Zucca, nel libro Donne delinquenti, scrive che le prime donne accusate di stregoneria venivano accusate non di maleficio, all’inizio le accuse erano di conjuratio, cioè di stare a capo di schiere di contadini incazzati, allora sì che si poteva fare l’insurrezione, si faceva un giorno sì e un giorno no!
Coi petardi, al limite, si festeggia, non si fa l’insurrezione armata.
Due anni di Raid e violenze, sessanta azioni…Sei arresti a Torino: gettarono letame al ristorante Del Cambio…Qualcuno mi dica se questi titoli non sembrano battute o titoli di teatro dell’assurdo, e lo dico con il cuore, ma ci pare reale una cosa del genere? Arrestati per aver gettato letame in un ristorante? Eppure il titolo è significativo e inequivocabile…questa volta ci troviamo di fronte all’evidenza dell’inconsistenza totale delle accuse…
“Speriamo nel conflitto sociale prossimo venturo, il popolo in armi per le strade, ci sarà tanto sangue ahimè”, dice uno degli arrestati. Questa sarebbe istigazione a delinquere? Perché detto dai microfoni di una radio, Radio Blak out? Ecco, si tratta di capirci qualcosa in questo mare di merda che ci seppellisce, lo dico per chi riesce ancora a ragionare, non per l’opinione pubblica che vuole più sicurezza e più disciplina…
“Io non sono contrario agli scontri..prima o poi bruciare una caserma, un carcere, un’università, una prefettura”…Qual è la differenza rispetto a trent’anni fa? Quelli lo facevano, questi lo dicono e non lo fanno, perché i rapporti di forza son cambiati, perché manca la gente, il coraggio, i mezzi? Fatto sta che anche se non lo fanno, dato che lo dicono, “preventivamente” vengono arrestati, come i bombardamenti “preventivi” in Afghanistan? E soprattutto, questi che dicono queste cose non sono pagati dalle nostre tasse, pagano di tasca propria le loro azioni e attivita comunicative (la radio si autofinanzia), non hanno incarichi istituzionali (quindi responsabilità!) come Umberto Bossi che più di una volta ha minacciato di avere trecentomila fucili pronti a partire dalla bergamasca e dal milanese e dal Veneto per andare a prendersi Roma! Ma se già se la sono presa Roma, lui e i suoi compari, Castelli, Calderoli, Maroni, i compagni scuola che non avresti voluto più rivedere e te li ritrovi ministri del tuo paese! Maroni, in particolare, che durante una manifestazione della Lega, fine anni ’80 o giù di lì, morse il polpaccio a uno della Digos, e ora è Ministro degli Interni!
Ecco, le perquisizioni di ieri a Torino, e gli arresti, fanno vibrare qualcosa, devono far vibrare qualcosa…ma devono anche portarci a scoprire i nervi scoperti…e quali sono? Per esempio che siamo in una società in cui è proibito parlare liberamente, cioè dire cose che non si possono più fare, almeno uno le dice, si sfoga, no, devi prenderti gli psicofarmaci e star zitto (in Italia si vendono 65 milioni di flaconi psicofarmaci all’anno), perché una delle cause più gravi di squilibrio è la repressione del sentimento della vendetta, come scrive Cioran, la vengeance est un besoin, le plus profond qui existe, et qu’il faut pas l’etouffer, si on l’etouffe, on s’expose a des troubles graves, plus q’un desequilibre, peut etre tout desequilibre, provient d’un vengeance qu’ona trop longtemps etouffé: sachons exploser, n’importe quel malaise est plus grave qu’une rage qu’on a trop longtemps teasurisé
A me è capitato di essere preso per maleducato e accusato da una donna perché avevo bestemmiato, per sfogarmi di un ritardo di un treno, e non eravamo in una Chiesa, ma in un ufficio pubblico delle ferrovie italiane, e lei era un’impiegata delle ferrovie!
Poi c’è da dire quello che dice l’avvocato Pelazza….del disegno politico-giudiziario del dopo Muro di Berlino, i nemici esterni e interni…ecco, per me molte delle azioni degli anarchici sono poco efficaci, poco comunicative, poco elaborate, e allora perché li arrestano? Scusate, ma non credo che li arrestano perché sono pericolosi intellettualmente e politicamente, e nemmeno dal punto di vista di azioni mirate….”I reati sono modesti e attengono alla libertà di espressione, sancita dalla Costituzione”, dice l’avvocato Novaro, che li difende…
Nella pagina della Stampa in cui leggo la notizia (La stampa del 24 febbraio 2010) c’è la foto di uno schieramento di poliziotti in assetto antisommossa, come se dovessero affrontare centinaia di persone armate, dall’altra parte ci sono sì e no cinquanta persone di età media trent’anni, sparpagliati e forse nessuno di loro, o solo uno o due, hanno in mano un bastone o qualcosa del genere…
Sulla destra di quella foto, per chi guarda, ci sono piccole foto, in ordine: la scritta in alto, in rosso, dice Gli assalti:
21 marzo 2009, Ristorante del Cambio, cinque anarchici gettano letame sul tappeto e sugli arredi. Slogan: “Oggi non mangiate”. Tema, la lotta contro i CIE.
2 giugno 2008: attacco a uno dei responsabili della Croce Rossa di Torino. In venti circondano la sua villa nella cintura torinese: insulti, slogan e minacce. La molla del raid? La morte, per cause naturali, di un ospite del CIE. Potevano benissimo scrivere protesta, manifestazione di dissenso sotto casa di uno dei responsabili ecc. ecc., invece hanno preferito dire “attacco” e “raid”.
8 novembre 2009: scontri con i leghisti del gazebo in una piazza di Torino. “Attacchi ai gazebo della Lega Nord in pieno cento a Torino”. E poi incursioni ai danni della CGIL, che aveva manifestato solidarietà ai militi della Croce Rossa, la cui sede era stata occupata, una notte, da una ventina di anarchici.
Permettetemi di mettermi nei panni di un militante di trent’anni fa, abituato a girare con la pistola in tasca…cosa direbbe lui, oggi, di questi fatti..:Sono giochi da ragazzi, quasi sempre espressioni di dissenso doverose e più o meno efficaci, ma sono giochi da ragazzi, se ci stanno arrestando perché stiamo giocando, come diceva una voce di Radio Blak out questa mattina, se un anarchico fomenta le rivolte dei prigionieri di un carcere….non è una cosa che fa notizia, e che dovrebbe organizzare tornei di scacchi un anarchico? Da che mondo è mondo? ( e qui mi veniva da ridere ascoltando le parole della voce di Radio Blak out)
E poi il servizio Cisti, telefonate alla radio per comunicare la presenza di posti di blocco…e dov’è il reato? E qui ancora la voce di stamattina faceva una battuta: “ e non vi sembra un servizio di pubblica utilità? Così chi è veloce rallenta, sapendo dei posti di blocco, chi sta bevendo alcool lascia il volante al compagno che non beve o smette di bere…”
Ecco, Sembra retorico insistere sulla tragicità o accanimento repressivo, e anche sull’effetto martiriio possibile in questi casi, sarebbe interessante non alimentare spirali di questo tipo, andare oltre e anche fare autocritica, perché a volte, non elaborando bene certi passaggi, o utilizzando linguaggi (nella scrittura soprattutto, e non è per dire reprimiamoci, ma comunichiamo meglio, e se lo vogliamo fare, lavoriamo meglio sulla comunicazione e sull’elaborazione dei nostri vssuti) “ a circuito chiuso”, non si esce dal circuito chiuso e si rischia di alimentare l’isolamento che è una delle concause dell’accanimento repressivo, perché il discorso che gli assassini della complessità fanno (sbirri, giudici, giornalisti, affaristi) è speculare a quello che noi facciamo nei circuiti chiusi, solo che noi non ci guadagniamo niente, loro sì, oltre che soldi, prestigio e riconoscimenti….
venerdì 26 febbraio 2010
martedì 5 gennaio 2010
ieri ho perso quel cazzo di documento...
Ieri ho perso quel cazzo di Dio di documento in quel computer di mmerda dell’Internet point di Collegno che è una fezza nera quel cristo di dio di computer di mmerda! A.
E cche minchia di documento era, che me la prendo così tanto a cuore???
Un documento di mmerda, ecco cos'era!
E quindi...dovresti fottertene, o no?
Nooooo, porco Ddio d'amore! Appunto perchè era di mmerda non me ne posso fottere...
e cche minchia c'era in quella mmerda? Una perla?
Sì, la perla dei suoi occhi di mmerda!ù
Ahh, ora capiscio, c'era una fimmina di mmizzu!
Sìììììììì, e una fimmina quagliuliusa, scucchiuliusa, sticchiuniusa, fusa, tanti per dire...
Ma come? In che sesno Totò?
Nel sensoc he non voglio dire pirchì sugnu troppu abbiliatu ppi ssu minchia di documentu di mmerda pirsu nni ssu Internet point di mmerda ccu ll'africanu di mmerda, no pirchì iè africanu ma pirchì teni n'Internet point di mmerda del genere...
Orcu ddiu!
e a sordi cumu simmu?
Iè nenti, a vanedda ca spunta, in alto mare, in alto porco ddio d'amore...
Minchai ma bestemmi ca iè na bellezza, e cu ti mparà Farinelli? O Fari nenti????
Talè, va curcati và, ca ddiu d'amore si nni jì
Vinni un monacu di dda banna, vinni a futtiri a me nanna, la futtì la strafuttì la jittà nterra e si nni jì! Ancilo! A.
E cche minchia di documento era, che me la prendo così tanto a cuore???
Un documento di mmerda, ecco cos'era!
E quindi...dovresti fottertene, o no?
Nooooo, porco Ddio d'amore! Appunto perchè era di mmerda non me ne posso fottere...
e cche minchia c'era in quella mmerda? Una perla?
Sì, la perla dei suoi occhi di mmerda!ù
Ahh, ora capiscio, c'era una fimmina di mmizzu!
Sìììììììì, e una fimmina quagliuliusa, scucchiuliusa, sticchiuniusa, fusa, tanti per dire...
Ma come? In che sesno Totò?
Nel sensoc he non voglio dire pirchì sugnu troppu abbiliatu ppi ssu minchia di documentu di mmerda pirsu nni ssu Internet point di mmerda ccu ll'africanu di mmerda, no pirchì iè africanu ma pirchì teni n'Internet point di mmerda del genere...
Orcu ddiu!
e a sordi cumu simmu?
Iè nenti, a vanedda ca spunta, in alto mare, in alto porco ddio d'amore...
Minchai ma bestemmi ca iè na bellezza, e cu ti mparà Farinelli? O Fari nenti????
Talè, va curcati và, ca ddiu d'amore si nni jì
Vinni un monacu di dda banna, vinni a futtiri a me nanna, la futtì la strafuttì la jittà nterra e si nni jì! Ancilo! A.
venerdì 11 dicembre 2009
essere sottotorchio, che vuol dire? Mi sento un pò malato, un pò liberato, un pò angosciato, un pò alienato, è tutto un retoricume circonflesso, dimesso, sconnesso, troppi viaggi, troppi treni, troppi biglietti non pagati, troppi vissuti immagazzinati, troppe esplosioni rinviate, troppe retate, troppe minchiate, troppe boiate, troppi anarchici arrestati, troppi incanti maltrattati, sbancati, balati! A.
giovedì 3 dicembre 2009
sotto attacco, o sottotorchio...in ferrovia, rompendo la magìa del viaggio, ma il viaggio non esiste, esiste la deportazione invisibile, l'ombra del mostro-azienda-trenitali, una volta umana, ancora oggi umana nei suoi pezzi più antichi (i capitreno e i ferrovieri di classe prima del 1980 o addirittura '70), quello di oggi, tra Torino e Genova, era uno di quelli "giovani", che a differenza di quello "vecchio" di due settimane fa, che dopo l'impuntamento ha mollato l'osso e consentito un "dialogo" (15 euro più un euro anzichè i 50 euro ufficiali!), quello di oggi si è impuntato fino in fondo, fin nel fondo del cesso dove è venuto a scovarmi aprendo lui stesso la porta con il suo passepartout dopo una decina di colpi alla porta per vedere se aprivo...Ma anche io mi sono impuntato, e arrivati a Genova, anzichè aspettare la Polfer, mi sono dileguato sotto i suoi occhi, che, almeno in questo non si è impuntato, cioè non mi ha trattenuto fisicamente, si è limitato a un semplice "bravo" ironico, e anche io gli ho detto un "bravo", ma forse pensando a i bravi di don rodrigo? Adrenalima, fuga per la vittoria, magra consolazione, però il "movimento" ha prodotto l'incontro coi due coetanei diretti verso Siena, lui, e lei verso non so dove, forse verso Salerno (il treno andava lì) e il suo fidanzato è di lì anche se abita a Torino. L'altro ieri a Chambery ci hanno perquisito, o quasi, a me e a Florent, in pieno centro, ogni tanto ci ricordiamo cosa succede a milioni di volti e sangue e corpi e menti e storie trattenute, segregate, stuprate nel loro intimo (noi ci siamo sentiti un pò così?), solo per il colore della pelle, la barba lunga, un documento che non c'è, la rivolta può attendere, non c'è spazio per azioni collettive, o sì? Non c'è spazio per azioni individuali, o sì? Dove stiamo andando? Dove ci stiamo fermando? megli pensare all'ospitalità improvvisata e gratuita di Franck e Alix che ci hanno ospitato a Chambery l'altro ieri notte e offerto la cena e la convivialità della Savoia di una volta? Meglio cosa? meglio Dio? Chi è Dio? Cosa? Cosa faremo, cosa saremo, se saremo, lo scopriremo solo vivendo, o sopravvivendo, o forse megli oancora insorgendo, o custodendo l'anisa esplosiva, la tensione mistica verso l'ignoto, l'immenso, l'infinito, il dolce e terrficante nulla eterno, addio mia dolce amica e amante che non c'è e che però si sente aleggaire come nuvola senza catene, a.
sabato 10 ottobre 2009
in treno senza bilgietto tra italia e francia, fine luglio 2009
In treno fra Italia e Francia…senza biglietto
Ho viaggiato lungo queste tratte nel giro di dieci giorni: Genova-Avignon, Avignon-Lyon, Lyon- Chalon sur saone, e poi ritorno a Genova, ho sostato per sei giorni ad Avignon e due giorni e due notti a Chalon, una notte l’ho passata a Ventimiglia per aspettare il treno perché ero arrivato dopo le 22,30 e dopo quell’ora da Ventimiglia non ci sono più treni per Nice(Nizza). Non ho mai pagato il biglietto, un’”imbattibilità” del genere non mi era mai capitata, viaggiando così frequentemente, nel giro di pochi giorni, tra Francia e Italia (ma soprattutto in Francia). La mattina di martedì 28 luglio sono ripartito da Avignon per Genova, ho sbagliato treno, ho preso un treno per Montpellier pensando che passasse da Marsiglia invece no, sono sceso a Nimes e lì ho aspettato il treno per tornare ad Avignon, perché, al contrario di come mi diceva il controllore, e cioè che c’erano parecchi treni per Marsiglia da Nimes, in realtà ce n’era uno alle 13,30, e io ero a Nimes alle 11,30! Ho aspettao il treno delle 12 e qualcosa per Avignon. Durante il viaggio e durante le attese ho scritto gran parte dei diari di quei giorni, impressioni, cose “intriganti” (o che io ho giudicato tali). Eccone alcune
La differenza in fatto di treni (senza biglietto) tra Italia e Francia. Come vivono i francesi il loro rapporto coi treni? E come vivono gli italiani il loro rapporto coi treni italiani? Se non paghi il biglietto in Italia, e lo espliciti, scatta qualcosa che ha dell’assurdo, dell’irrazionale…Attenzione, qua stiamo andando nella psicologia del controllo sociale sottocutaneo, è di pochi giorni fa la notizia che la Francia sta aumentando i controlli satellitari per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche e via mail, in quell’articolo pubblicato da Le Figaro, (credo il 28 luglio, il giorno della mia partenza da Avignon), si dice che le intercettazioni di questo tipo, in Francia, sono quindici volte inferiori a quelle che avvengono in Italia! E, en passant, l’Italia è forse l’unico paese europeo dove per connetterti a internet in un luogo pubblico (internet point, internet cafè, biblioteca ecc.), ma anche per telefonare da un phone center, devi mostrare un documento di identità, cioè ti devi fare schedare, questa cosa andava detta perché pertinente alquanto con la questione delle intercettazioni.
Ma torniamo al treno. In Italia c’è pochissima gente che viaggia in treno con una certa frequenza. E’ il peese europeo in cui si comprano più automobili. Il messaggio indiretto dell’italiano medio è: a noi del treno non ce ne fotte una minchia! E’ sporco, sempre in ritardo, non ci possiamo fare niente, ci convertiamo all’automobile privata. Il treno non è una loro causa, non è una causa (né una casa!) degli e per gli italiani! Non li concerne. Non li concerne (ma è un controsenso, una violenza, non può non interessarli, ma siamo sul piano dell’alienazione ) la condizione dei macchinisti, i licenziamenti, gli “agenti unici”, le pressioni per mantenere il silenzio e i licenziamenti per i ferrovieri che “parlano” (e poi scassano i coglioni con la retorica di mafia e antimafia. Questi “trattamenti” da parte delle dirigenze della ferrovia nei confronti dei dipendenti, come li chiamiamo? Mafiosi? Ultramafiosi? O dobbaimo inventare altre parole?).
In Francia, invece, c’è un utilizzo diffuso dei treni. Però costano di più che in Italia. Un di più che, però, rapportato alla qualità ed efficienza dei servizi garantiti, non è poi così male (considerate anche le varie riduzioni, agevolazioni e così via). In Italia è noto a tutti il livello catastrofico di Trenitalia (ma non lo è in modo vissuto quotidianamente sulla propria pelle). La cosa misteriosa sta nel fatto che, se in Italia dici che non paghi il biglietto, ti può capitare di sentirti rimproverato. E la cosa più misteriosa è che ti rimproverano quelli che (quasi tutti potenzialmente, in base al discorso dell’utilizzo privato dell’automobile di cui prima) il treno contribuiscono ad affossarlo e perché non lo utilizzano e perché non sanno e non vogliono sapere nulla (ignoranza colpevole, perché è in gioco una cosa pubblica che riguarda tutti) di ciò che succede nel mondo della ferrovia. Spesso, appunto, quelli che rimproverano, sono i più “rimproverabili”, come se, indirettamente e perversamente dicessero: “Io mi faccio schifo, mi sento deresponsabilizzato, decerebrato, meschino e impotente, privato e deprivato di un mio diritto e dovere pubblico”, però tutto ciò lo scaricano su chi porta a galla questa ferita pubblica, dicendo, per esempio “Io non pago il biglietto in modo consapevole” di ciò che questo può significare a livello di liberazione individuale e collettiva.
In Francia, invece…
Quando dici che non paghi il biglietto del treno ( o rubi un libro) difficilmente trovi qualcuno disposto a rimproverarti, eppure lì i servizi sono più pubblici (più utilizzati), più efficaci….Ci sarebbero più motivi per rimproverarti…Invece no! Pas de question! C’est la democrazie français! Pas de culpabilitè, di sensi di colpa cattolici, oppure sono più….striscianti? Ci sarebbe da fare uno studio serio. Quali sono le caratteristiche psicologiche? Il modo di sentire il “servizio pubblico”? Le conseguenze sulle persone (ci sarebbe da legger Baumann, Voglia di comunità, o anche Dentro la globalizzazione, le conseguenze sulle persone). La questione è che in Francia hai l’impressione che tutto vada bene…che ci sia un velo che è meglio non intaccare…Un velo di bienetre..Poi però è il paese con il maggior numero di antidepressivi venduti, al primo posto in Europa (o nel mondo?), bella la battuta di quel ragazzo francese che ruba libri per combattere la depressione….La questione del treno è significativa: quando uno dice che non paga il treno, ci sarebbe da indagare, da scavare, “perché non paghi il treno se i servizi sono efficienti ecc. ecc.?” La spiegazione sta nel fatto che si vuole lasciare le cose per come stanno…(complicità passiva che Gandhi stesso, pur essendo noviolento, deplorava, e preferiva una reazione violenta a una passività complice dello status quo)
Oui, c’est comme ça, se si scavasse, si scoprirebbero cose interessanti…Si scoprirebbero, per esempio, le conseguenze sulle persone, le “soluzioni” proprie e altrui, pubbliche e private, fino ad arrivare alla RATP, Rete per l’Abolizioni dei Trasporti a Pagamento. E’ un’esperienza circoscritta nella regione dell’Ile de France, la regione che comprende anche Parigi (o tutto il territorio parigino?) Un trasporto gratuito? Non è così semplice, né così banale come il titolo potrebbe far pensar. Infatti il libricino parla di diverse testimonianze e di esperienze volte a spiegare certi meccanismi incatenanti del sistema trasporti pubblici, in cui il pagamento del biglietto si configura sempre di più come un simbolo di oppressione sociale e politica. C’è anche un interessante intervista a un ministro dei trasporti che spiega certi meccanismi nascosti del sistema dei trasporti pubblici. Interessante la testimonianza di un collettivo senza biglietto di Bruxelles, e dei collegamenti e colloqui tra viaggiatori e ferrovieri del Belgio.
Reseau pour l’Abolition des Trasports Payants, Zéro euro, zéro fraude, Trasports fratuits pour toutes et tous, Editions du monede libertaire-Alternative libertaire
Ho viaggiato lungo queste tratte nel giro di dieci giorni: Genova-Avignon, Avignon-Lyon, Lyon- Chalon sur saone, e poi ritorno a Genova, ho sostato per sei giorni ad Avignon e due giorni e due notti a Chalon, una notte l’ho passata a Ventimiglia per aspettare il treno perché ero arrivato dopo le 22,30 e dopo quell’ora da Ventimiglia non ci sono più treni per Nice(Nizza). Non ho mai pagato il biglietto, un’”imbattibilità” del genere non mi era mai capitata, viaggiando così frequentemente, nel giro di pochi giorni, tra Francia e Italia (ma soprattutto in Francia). La mattina di martedì 28 luglio sono ripartito da Avignon per Genova, ho sbagliato treno, ho preso un treno per Montpellier pensando che passasse da Marsiglia invece no, sono sceso a Nimes e lì ho aspettato il treno per tornare ad Avignon, perché, al contrario di come mi diceva il controllore, e cioè che c’erano parecchi treni per Marsiglia da Nimes, in realtà ce n’era uno alle 13,30, e io ero a Nimes alle 11,30! Ho aspettao il treno delle 12 e qualcosa per Avignon. Durante il viaggio e durante le attese ho scritto gran parte dei diari di quei giorni, impressioni, cose “intriganti” (o che io ho giudicato tali). Eccone alcune
La differenza in fatto di treni (senza biglietto) tra Italia e Francia. Come vivono i francesi il loro rapporto coi treni? E come vivono gli italiani il loro rapporto coi treni italiani? Se non paghi il biglietto in Italia, e lo espliciti, scatta qualcosa che ha dell’assurdo, dell’irrazionale…Attenzione, qua stiamo andando nella psicologia del controllo sociale sottocutaneo, è di pochi giorni fa la notizia che la Francia sta aumentando i controlli satellitari per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche e via mail, in quell’articolo pubblicato da Le Figaro, (credo il 28 luglio, il giorno della mia partenza da Avignon), si dice che le intercettazioni di questo tipo, in Francia, sono quindici volte inferiori a quelle che avvengono in Italia! E, en passant, l’Italia è forse l’unico paese europeo dove per connetterti a internet in un luogo pubblico (internet point, internet cafè, biblioteca ecc.), ma anche per telefonare da un phone center, devi mostrare un documento di identità, cioè ti devi fare schedare, questa cosa andava detta perché pertinente alquanto con la questione delle intercettazioni.
Ma torniamo al treno. In Italia c’è pochissima gente che viaggia in treno con una certa frequenza. E’ il peese europeo in cui si comprano più automobili. Il messaggio indiretto dell’italiano medio è: a noi del treno non ce ne fotte una minchia! E’ sporco, sempre in ritardo, non ci possiamo fare niente, ci convertiamo all’automobile privata. Il treno non è una loro causa, non è una causa (né una casa!) degli e per gli italiani! Non li concerne. Non li concerne (ma è un controsenso, una violenza, non può non interessarli, ma siamo sul piano dell’alienazione ) la condizione dei macchinisti, i licenziamenti, gli “agenti unici”, le pressioni per mantenere il silenzio e i licenziamenti per i ferrovieri che “parlano” (e poi scassano i coglioni con la retorica di mafia e antimafia. Questi “trattamenti” da parte delle dirigenze della ferrovia nei confronti dei dipendenti, come li chiamiamo? Mafiosi? Ultramafiosi? O dobbaimo inventare altre parole?).
In Francia, invece, c’è un utilizzo diffuso dei treni. Però costano di più che in Italia. Un di più che, però, rapportato alla qualità ed efficienza dei servizi garantiti, non è poi così male (considerate anche le varie riduzioni, agevolazioni e così via). In Italia è noto a tutti il livello catastrofico di Trenitalia (ma non lo è in modo vissuto quotidianamente sulla propria pelle). La cosa misteriosa sta nel fatto che, se in Italia dici che non paghi il biglietto, ti può capitare di sentirti rimproverato. E la cosa più misteriosa è che ti rimproverano quelli che (quasi tutti potenzialmente, in base al discorso dell’utilizzo privato dell’automobile di cui prima) il treno contribuiscono ad affossarlo e perché non lo utilizzano e perché non sanno e non vogliono sapere nulla (ignoranza colpevole, perché è in gioco una cosa pubblica che riguarda tutti) di ciò che succede nel mondo della ferrovia. Spesso, appunto, quelli che rimproverano, sono i più “rimproverabili”, come se, indirettamente e perversamente dicessero: “Io mi faccio schifo, mi sento deresponsabilizzato, decerebrato, meschino e impotente, privato e deprivato di un mio diritto e dovere pubblico”, però tutto ciò lo scaricano su chi porta a galla questa ferita pubblica, dicendo, per esempio “Io non pago il biglietto in modo consapevole” di ciò che questo può significare a livello di liberazione individuale e collettiva.
In Francia, invece…
Quando dici che non paghi il biglietto del treno ( o rubi un libro) difficilmente trovi qualcuno disposto a rimproverarti, eppure lì i servizi sono più pubblici (più utilizzati), più efficaci….Ci sarebbero più motivi per rimproverarti…Invece no! Pas de question! C’est la democrazie français! Pas de culpabilitè, di sensi di colpa cattolici, oppure sono più….striscianti? Ci sarebbe da fare uno studio serio. Quali sono le caratteristiche psicologiche? Il modo di sentire il “servizio pubblico”? Le conseguenze sulle persone (ci sarebbe da legger Baumann, Voglia di comunità, o anche Dentro la globalizzazione, le conseguenze sulle persone). La questione è che in Francia hai l’impressione che tutto vada bene…che ci sia un velo che è meglio non intaccare…Un velo di bienetre..Poi però è il paese con il maggior numero di antidepressivi venduti, al primo posto in Europa (o nel mondo?), bella la battuta di quel ragazzo francese che ruba libri per combattere la depressione….La questione del treno è significativa: quando uno dice che non paga il treno, ci sarebbe da indagare, da scavare, “perché non paghi il treno se i servizi sono efficienti ecc. ecc.?” La spiegazione sta nel fatto che si vuole lasciare le cose per come stanno…(complicità passiva che Gandhi stesso, pur essendo noviolento, deplorava, e preferiva una reazione violenta a una passività complice dello status quo)
Oui, c’est comme ça, se si scavasse, si scoprirebbero cose interessanti…Si scoprirebbero, per esempio, le conseguenze sulle persone, le “soluzioni” proprie e altrui, pubbliche e private, fino ad arrivare alla RATP, Rete per l’Abolizioni dei Trasporti a Pagamento. E’ un’esperienza circoscritta nella regione dell’Ile de France, la regione che comprende anche Parigi (o tutto il territorio parigino?) Un trasporto gratuito? Non è così semplice, né così banale come il titolo potrebbe far pensar. Infatti il libricino parla di diverse testimonianze e di esperienze volte a spiegare certi meccanismi incatenanti del sistema trasporti pubblici, in cui il pagamento del biglietto si configura sempre di più come un simbolo di oppressione sociale e politica. C’è anche un interessante intervista a un ministro dei trasporti che spiega certi meccanismi nascosti del sistema dei trasporti pubblici. Interessante la testimonianza di un collettivo senza biglietto di Bruxelles, e dei collegamenti e colloqui tra viaggiatori e ferrovieri del Belgio.
Reseau pour l’Abolition des Trasports Payants, Zéro euro, zéro fraude, Trasports fratuits pour toutes et tous, Editions du monede libertaire-Alternative libertaire
lunedì 5 ottobre 2009
Leggo su repubblica di oggi un articolo sulle mode verdi degli americani, e su "nuove direttive", che sfatano alcuni miti del consumo verde. Leggo il punto 3 del decalogo: Comprare un auto a basse emissioni è un buon affare solo al di sopra di un certo chilometraggio. Mezzi pubblici e bicicletta restano molto più verdi, e meno cari. Sono tentao di sentirmi riincoraggiato (non mi viene una parola migliore!), perchè penso che questi consigli rompono la retorica dell'auto verde come soluzione dei problemi. Nel libro Dopo l'automobile di Colin Ward Franco La Cecla, nella prefazione, scriveva che e automobili andrebbero limitate (l'utilizzo privato, la loro circolazione e quindi il loro acquisto), quindi penso che Ward e La Cecla erano ancora più radicali di questo decalogo americano antiretorico. E lo erano trent'anni fa, come Ivan illich e altri erano più radicali di questo decalogo già quarant'anni fa. Leggo di altri miti del consumo verde da sfatare, come quello di "spegnere sempre la luce quando si esce da una stanza", sbagliato se avete nuove lampadine compatte fluorescenti. I pannelli solari sul tetto di casa dipende dagli sgravi fiscali: è più efficace abbassare il termostato di un paio di gradi in inverno e indossare un maglione: mi piace questo controconsiglio, riporta alle abitudini antiche, il punto 7 sfata il mito della frutta e della verdura biologica, dice che non vale sempre la pena spendere di più per i prodotto biologici perchè alcuni tipi di verdura e frutta a bassa intensità di inquinanti non vale: cipolle, avocado, ananas, pomodori. Il punto 8 spiega che i doppi vetri non sempre sono efficaci per la dispersione di calore perchè spesso il calore si disperde dal tetto...I trasporti (punto 4): incidono all'11% delle emissioni, quindi non è garantito che se compro prodotti locali salvo la foresta! Per i rifiuti biodegradabili (punto 2): comprare prodotti biodegradabili per ridurre l'accumulo nelle discariche...meglio ridurre i consumi, perchè comunque il tempo di biodegradabilità è lungo! Che tipo di riflessioni mi vengono da fare? Tante, e poche al tempo stesso. Intanto mi viene da pensare al romanzo di Gioconda Belli, Waslala, in cui uno dei personaggi principali, il giornalista che viene dall'Inghilterra e che si innamora della donna che intraprende il viaggio verso Waslala, dice una cosa interessante il tipo, e cioè che l'Europa occidentale è ormai invasa dai vegetariani integralisti o cose così. A me una volta è capitato che una donna di 40 anni con formazione medio alta mi ha visto buttare un noccilo di oliva nel mare e mi ha detto che stavo inquinando! Questo atteggiamento allucinante, di un bigottismo laicoreligioso disarmante e agghiacciante, mi preoccupa forse più della ragazza di 30 anni con formazione medioalta che anni fa mi disse, guardando una macchia di umidità su un muro di una casa del mio paese, una macchia di umidità che molti adoravano come "il volto di padre Pio", ebbene, quella trentenne mi disse hce "quell'immagine ci chiama!", è diplomata, madre di un bambino e con una formazione media, a livello culturale. Ora, già Ivan illich parlava, anni fa, di perdita di autonomia e di creatività, di nsuove povertà, che si ingenerano quando la dipendenza dal mercato e dalle istituzioni e dagli strumenti teconologici upera un certo limite. In ultima analisi, a proposito di Ivan Illich, anche Jacques Ellul aveva detto cose simili a Illich (Illich considerava Ellul un maestro o qualcosa del genere), per certi versi, sia Ellul che Illich potrebbero sembrare morbidi, eppure è curioso che l'Opera Omnia di Ted Kaczinskj pubblicata in francese, nella quarta di copertina, diceva che Kaczinskj aveva letto e apprezzato sia Illich che Ellul. A., un francese che mi aveva visto quel libro, aveva liquidato Illich, Ellul e Kaczinskj come integralisti. Io voglio ascoltare A., mi sembra uno che ha studiato, che ragiona, si definisce un liberale, alla francese. Io credo che Illich, Ellul, e ancor più Kaczinsky, citato nel libro Genio criminale di Lucarelli (Mondadori), abbiano delle cose da dirci, forse sono integralisti, per certi versi, e anche criminali, nel caso di Kaczinskj, ma non per questo non abbiano da dire cose interessanti, spunti interessanti, certo, è più facile "dimenticarli", e andare avanti per la strada della religione del narcisismo biologicoequosolidale o verde....Un libro un pò retorico uscito in Francia un pò di anni fa, e incriminato anche quello, L'insurrection qui vient, riportava queste parole: "Chi dice che diventare autonomi non significhi imparare a occupare case sfitte, a rubare nei grandi magazzini, ad amarsi follemente, a battersi per la strada...?". E' un pò retorico, lo ammetto, ma mi sembra che sia molto meno retorico del decalogo antiretorico americano, di questi giorni..E soprattutto, non dovremmo dimenticare che l'illegalità spicciola (non pagare il biglietto del treno o rubare un libro) se prima era più diffusa e più tollerata, ma anche sperimentabile, oggi è sempre più criminalizzata in modo profondo, come scrive sempre Illich: la cosa che scandalizza non è che ci siano sempre più poveri e sempre meno ricchi, ma che la povertà non abbia più possibilità di esprimersi, come dimostra, fra gli altri, l'esempio di Marsiglia, città in cui, con la "scusa" della capitale della cultura 2013, sta diventando un laboratorio di repressione e schiacciamento della povertà di strada e di quartiere! Ci dobbiamo preparare a un futuro in cui l'irrazionalità e la falsa rivoluzione saranno imperanti e sempre più deliranti? Alleniamoci allora, riacquistaiamo un pò di autonomia, un pò per gioco, un pò per necessità, un pò per...non perdere tempo, chi può farlo, chi non può e non vuole, si limiti a dire "Io non ho le palle", "Non ho il coraggio", anzichè fare pompierismo gratuito e reprimente travestito da buonsenso fuori luogo!
mercoledì 13 maggio 2009
si certo
qualcosa si perde
nella melma della stanchezzae
strappacuore
anzi della frenesìa
si perde
si perde
si perdono
si perde quello che ieri
mentre facevo un ritratto a due donne sedute attorno a un tavolino
davanti un bar di Genova
alla fine del ritratto quello mi dice
"sei bravo, molto veloce"
QUello viene dal Marocco e vende accendini (briquets)
braccialetti colorati
fazzolettini (mouchoirs)
e cose così
Dico "Te ne faccio uno e te lo regalo"
e lui "No, dimmi quanto costa"
Glie lo faccio.
Baffi neri, occhi neri, capelli neri, pelle scura
cotta e ricotta al sole di Casablanca o giù di lì
(mi dice che è arrivato a Genova da poco tempo, eppure sembra parlare
l'italiano come uno che ci abita da anni in Italia, poi mi dirà
che non sa neanche il francese!)
Alla fine, in cambio
mi prendo un accendino
qualcosa si perde
nella melma della stanchezzae
strappacuore
anzi della frenesìa
si perde
si perde
si perdono
si perde quello che ieri
mentre facevo un ritratto a due donne sedute attorno a un tavolino
davanti un bar di Genova
alla fine del ritratto quello mi dice
"sei bravo, molto veloce"
QUello viene dal Marocco e vende accendini (briquets)
braccialetti colorati
fazzolettini (mouchoirs)
e cose così
Dico "Te ne faccio uno e te lo regalo"
e lui "No, dimmi quanto costa"
Glie lo faccio.
Baffi neri, occhi neri, capelli neri, pelle scura
cotta e ricotta al sole di Casablanca o giù di lì
(mi dice che è arrivato a Genova da poco tempo, eppure sembra parlare
l'italiano come uno che ci abita da anni in Italia, poi mi dirà
che non sa neanche il francese!)
Alla fine, in cambio
mi prendo un accendino
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